Bolzoni: «Affascinato da un progetto a lungo termine»

Esperienza, qualità e un passato nel grande calcio europeo. Francesco Bolzoni è uno dei leader tecnici e morali di questo Bari, uno che ha scelto di lasciare il calcio dei pro per sposare la causa biancorossa e scendere nel purgatorio della Serie D. «A La Spezia ero fuori dal progetto, cercavo qualcosa che mi desse la possibilità di rimettermi in gioco non a breve termine - dice Bolzoni in conferenza stampa. Qui c'è un progetto importante, la presidenza pensa in grande. Ci ho pensato un po' ma alla fine mi è sembrata la scelta più giusta. Ho parlato con tanti ex giocatori del Bari, che mi hanno raccontato grandi cose della città e del modo di fare calcio a Bari. Qui mi sto trovando benissimo, al sud il calcio si vive in modo focoso e questo è stato determinante. In questo mese le cose sono andate bene, mi trovo alla grande con i compagni, abbiamo un bel gruppo. Cerco di preparare ogni partita come fosse la più importante. La differenza rispetto al calcio professionistico c'è, ma non mi posso permettere partite sottotono, altrimenti non avrebbe avuto senso l'investimento della società su di me».

Per lui una carriera importante, con qualche infortunio di troppo che ne hanno rallentato un'ascesa che, a fine anni '00, sembrava inarrestabile. Bolzoni, però, non ha rimpianti e, anzi, ringrazia i suoi maestri: «Non ho fatto una brutta carriera; a 18 anni quando ho esordito in Champions forsenon ero pronto, poi ho fatto pace con me stesso - continua il 36 del Bari. Se avessi avuto Conte anche in Serie A, dopo l'anno di Serie B al Siena, mi avrebbe cambiato la carriera; dopo un mese di lavoro con lui ti rendi conto che lo fa per farti crescere. Devo molto anche a Mancini, mi ha dato certezze che non avevo. Ha dato valore a un calciatore della primavera che di valore non ne aveva molto. Quando mi sono rotto il tendine pensavo di recuperare in fretta, invece le cose sono andate diversamente. Dopo un mese a Novara ho pensato di smettere; per fortuna le cose sono girate bene, ma comunque ci ho messo 18 mesi per tornare a fare il calciatore. Ora, però, sto bene. Da giovane ho cambiato tante squadre per migliorarmi. A Palermo sarei rimasto di più, ma l'infortunio mi ha portato a fare scelte diverse. Ho rescisso il contratto di mia volontà e ho iniziato di nuovo a girovagare. Spero di fare parte di questo progetto il più a lungo possibile».

Per lui, non esattamente avvezzo alla rete, anche un goal nell'ultima partita, in casa dell'Igea Virtus: «Da tanti anni non segnavo; è stato bello. Io ho segnato poco quindi è emozionante. La dedica è per mio figlio; quando ho fatto l'ultimo goal aveva 2 anni, ora ne ha 6. Spero di migliorare il mio record di 4 reti».

Buone anche le impressioni sui compagni più giovani e sui veterani come lui: «Brienza l'ho trovato bene, è un super professionista - racconta Bolzoni. Dove non arriva con la corsa arriva con la tecnica. Non so se a Ciccio piaccia fare la fase più scomoda davanti alla difesa; comunque è sempre bene avere un po' più di competizione nel mio ruolo. Hamlili? Gli ho chiesto come mai non abbia mai giocato in B. Mi ha sorpreso perché sa fare bene entrambe le fasi. Piovanello è cresciuto in un ruolo non suo, mentre Langella si trova perfettamente a suo agio in quella posizione. Essendoci tanta qualità in squadra ti accorgi che non puoi mollare un attimo altrimenti gli avversari ti fregano; il mister è una persona molto umile e cerca di trasmetterci la sua attitudine: se smettessimo di corre non andremmo da nessuna parte. Il campionato è appena iniziato e non conosciamo il valore degli altri; il nostro nemico potremmo essere noi stessi. Possiamo andare in difficoltà se non stiamo attenti. Siamo qui per vincere e non possiamo nasconderci; dobbiamo comportarci come una squadra professionistica che sta fra i dilettanti. L'obiettivo è vincere, questo crea la giusta tensione. Siamo un gruppo sano. Selfie a fine gara? Un'idea dei più giovani; porta fortuna e continuiamo a farlo».

Per il Bari quattro vittorie su quattro. Ai biancorossi è bastato poco contro ogni avversario per sbloccare la gara e indirizzarla a proprio favore: «È normale segnare dopo un po' dall'inizio della gara, perché le squadre tendono a tenere palla nella loro metà campo - è l'analisi di Bolzoni. Quando riusciamo a trovare le giuste distanze siamo capaci anche du trovare la via del goal. I giovani seguono l'esempio che gli diamo noi più grandi, e ci fanno sentire importanti. Si stanno comportando bene. A me piace Casemiro; so imporre la mia fisicità per rompere il gioco e impostare. Non mi era mai capitato di essere marcato a uomo; fa piacere perché vuol dire che mi temono», conclude il centrocampista biancorosso.

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