25/03/20 - Giovanni Indiveri: “’Jimmy’ Alberto Fontana un idolo, contento di averci giocato”

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25/03/20 - Giovanni Indiveri: “’Jimmy’ Alberto Fontana un idolo, contento di averci giocato”

Messaggioda Lo Strillone » 25/03/2020, 17:03

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“La mia partita più importante con il Milan di Zaccheroni che vinse lo scudetto, feci diverse parate e vincevamo due a zero, se non fosse per il fallo di mani di Duccio Innocenti avremmo fatto il colpaccio a San Sito. Con l’Inter tante battaglie, se in quegli anni avessimo giocato sempre contro di loro avremmo vinto lo scudetto. Ma battute a parte, il mio idolo è stato il grande ‘Jimmy’ Alberto Fontana ed allenatore a cui devo tantissimo Fabrizio Castori. Al Bari, auguro di tornare presto nei palcoscenici che gli competono e ci tengo a chiarire che con il Cesena, non simulai e non feci nessuna denuncia per il petardo” un passaggio cruciale ed anche un ulteriore chiarimento circa un episodio del passato che si evincono dall’intervista rilasciata ai nostri microfoni dall’ex portiere del Bari, Giovanni Indiveri, oggi preparatore dei portieri del Città di Fasano. Nella sua carriera oltre alla maglia del Bari, ha vestito anche le maglie dell’Olbia, del Benevento. Castel di Sangro e Lanciano, Ascoli, Martina, Cesena, Gela, Gallipoli, Pisa, Pescara, Cassino, Monopoli a fine carriera e Vittoria Locorotondo, prima di intraprendere la carriera da preparatore del Monopoli per cinque lunghi anni da responsabile di tutto il settore giovanile del Monopoli per poi approdare quest’anno in D con il Città di Fasano del presidente Franco D’Amico. Da calciatore ha un palmares molto ricco, con la vittoria dei campionati dalla ‘B’ alla ‘A’ con il Bari, con il Lanciano di Castori, con il Cesena dalla ‘C’ alla B’ oltre ad una Coppa Italia di ‘C’ ed ancora un campionato vinto ed una supercoppa con l’Ascoli coriaceo di Bepi Pillon.

Inprimis, un tuo messaggio sulla situazione sconcertante che viviamo oggi a causa del Coronavirus e le tante vittime che sta mietendo, in Italia più degli altri Paesi. Il tuo pensiero, anche da addetto ai lavori nel mondo del calcio.

“Rispettiamo, mi sento di dire, le restrizioni utili e necessarie per non diffondere questo maledetto contagio, un ‘nemico invisibile’ che non fa sconti. I più colpiti sono gli anziani, ma non solo. In Lombardia e Piemonte c’è stata un’ecatombe, se da una parte il numero dei contagi è rallentato, forse e ce lo auguriamo anche in virtù di quelle restrizioni, le morti non sembrano diminuire per il momento ed in Puglia siamo quasi arrivati a 1000vittime. Dobbiamo restare a casa, il Governo, fa bene a tempestarci anche in tv di messaggi, e noi tutti, siamo chiamati a diffondere questo tipo di messaggio. Quanto al calcio, prima di commentare Atalanta-Valencia, penso anche a Lecce-Atalanta, dove a bordo campo in quella partita c’erano anche i tifosi. Fermarsi tempestivamente, per una prossima volta sarà necessario, adesso non è tempo di rimpianti, ma di agire e di ridurre questi numeri spaventosi. Dipendesse da me, tornerei a giocare anche il 30 giugno, se ci sono le condizioni per farlo, ma la salute al primo posto. Ora esiste la fobia di tutto, pure di bere ad una stessa bottiglietta o borraccia, figuriamoci in campo che accadrebbe. Aspettiamo ed atteniamoci a quanto ci viene imposto e chiesto di fare. Di sicuro, qualsiasi decisione verrà presa non solo dal Governo stesso ma anche da tutti gli altri organi competenti, ci sarà malcontento e ricorsi. E’ una situazione molto difficile”.

Si può affermare che sei un prodotto del vivaio biancorosso e che eri in orbita del Bari già dal 1993/1994? Il tuo esordio è avvenuto il 16 maggio 1998 in Napoli-Bari 2-2, ultima di quel campionato. Mentre nella stagione successiva, ti sei ritagliato un ruolo più importante, da secondo del grande e compianto Franco Mancini. Ti chiedo anche un flash, su Franco Mancini, Klas Ingesson e Phil Masinga.

“A rigore di cronaca sono cresciuto nel vivaio del Monopoli ed a 16 anni fui acquistato dal grandissimo Vincenzo Matarrese al quale sarò per sempre grato ed ho pianto quando ho saputo della sua dipartita. Uno dei presidenti più umili, non faceva spese folli, anzi, le ha fatte eccome nei primi anni novanta ed anche con il Bari di Conte e di Ventura non ha badato a spese. Un grande presidente seppur contestato. Fui preso, quindi, dal compianto Vincenzo Matarrese nel 94’ e fui girato in prestito prima ad Olbia e poi a Benvento, per poi rientrare ed avere la fortuna di giocare con il mio idolo. ‘Jimmy’ Alberto Fontana, penso uno dei migliori portieri della storia del Bari che per qualche tempo rubò il posto all’Inter a Francesco Toldo. L’anno seguente avevo offerte dalla Pistoiese e da un altro club, ma Fascetti si oppose e rimanemmo io e Luca Gentili a contendersi la maglia da secondo, per poi trovare spazio all’ultima partita di campionato con il Napoli, dove disputai il secondo tempo, non subì gol, nonostante la partita terminò 2-2, ma poco mi importava, perché non fui contento di quella stagione, nonostante a livello collettivo ci togliemmo grandi soddisfazioni, su tutte battemmo l’Inter di Ronaldo due volte, e gli togliemmo sei punti, se pensate che loro persero lo scudetto di cinque punti dalla Juve, fummo il vero ago della bilancia. Se quel Bari di qualità avesse giocato sempre a San Sito avremmo vinto lo Scudetto (se la ride, ndr) battute a parte, quel Bari era almeno da Coppa Uefa.

L’anno successivo, Gentili andò via ed io rimasi secondo di Franco Mancini. Con Franco legammo tantissimo e lui venne anche al mio matrimonio, c’era un rapporto bellissimo. Giocai quattro partite, su tutte ricordo in Milan-Bari a San Sito, contro George Weah, due ex Bari Sala e Boban, Leonardo, Bierhoff. Noi passammo in vantaggio di due gol con doppietta del grande Daniel Osmanovski, ma nei minuti finali, un fallo di mano di Duccio Innocenti, regalò il gol del pari al 93’ su rigore trasformato da Maurizio Ganz. Il Milan alla fine di quel campionato vinse di un ‘punto’ forse ancora una volta eravamo stati l’ago della bilancia. Su Franco mancini, ho già detto, era definito ‘orso’ per il suo carattere, in realtà era soltanto timido ma di una generosità incredibile e con i piedi, uno dei migliori di sempre. Klas, un guerriero e capitano in campo fuori era un ‘angelo’ di ragazzo, mentre Phil era il sorriso in persona, aveva un conto aperto con le milanesi, quando ho appreso della sua scomparsa era incredulo. Quel Bari è stato davvero decimato”.

Dopo Casteldisangro, sei approdato a Lanciano sotto la guida di Fabrizio Castori, vincendo un altro campionato ma da protagonista e lo stesos ti ha portato a Cesena. Che ricordi umani e dal punto di vista tecnico conservi?

“Fabrizio Castori è l’allenatore al quale devo più di tutti. Non solo dal punto di vista umano, era un grandissimo motivatore. A Lanciano all’inizio ci credeva solo lui, riuscì a rendere coeso tutto un gruppo e a vincere un campionato incredibile. Io fui titolare ed ho l’orgoglio di essere stato decisivo nella sfida contro il Chieti che terminò al secondo posto a pari punti, ma avevano perso nello scontro diretto, grazie alle mie parate. Con Castori poi mi sono ritrovato a Cesena, ed anche in quel caso abbiamo terminato con un’altra vittoria dalla C alla B”.

Sempre a Cesena ci fu un episodio di un petardo il 21 settembre 2004, dal settore ospite destinato al Bari arrivò un petardo e finisti anche in Ospedale. Il Bari fu penalizzato di un punto ma tutt’oggi quell’episodio ancora è oggetto di critiche sui social, soprattutto in quel dato periodo. Vuoi fare chiarezza?

“Grazie per la possibilità di fare chiarezza. Non ho mai simulato, quello era un grande Cesena peraltro, avremmo meritato ai punti anche la vittoria non avevo alcuna necessità di simulare. Successe che mi arrivò quel petardo e caddi a terra. Fui costretto ad uscire ed essere ricoverato e subì il trauma cranico in seguito all’esplosione. In Ospedale volevano che sporgessi denunci, ma non me la sentì contro la mia ex tifoseria, e contro magari uno che non può connotare tutta la tifoseria. Neanche la società aveva esposto querela, ma la Procura Federale tolse il punto al Bari. Mi è dispiaciuto di sicuro per quel punto che almeno sul campo il Bari aveva conquistato, ma di certo io non ero il colpevole, ma la vittima al massimo. Ci tenevo a chiarire che sono e sarò sempre tifoso biancorosso, e che quello resta un episodio circoscritto, chiarito anche in altre occasioni”.

Ad Ascoli, con Bepi Pillon sei stato protagonista di un’altra stagione indimenticabile soprattutto per i tifosi, svelaci il motivo.
“Ad Ascoli vincemmo il campionato dalla ‘C’ alla ‘B’. Nonostante hanno fatto tanta serie ‘A’, noi abbiamo fatto solo la C1 e siamo stati ricordati più di altre squadre. Si riappacificò tutto l’ambiente che veniva da un periodo di crisi ed anni bui. Sono passati più di venti anni, e l’ultima partita con le vecchie glorie mi sono emozionato con i miei ex compagni, come un bimbo e c’er anche un campione del Mondo, come Barzagli. Ci chiamavano i ‘diabolici’ siamo rimasti nel loro cuore e loro nel nostro”.

Sei stato anche a Pescara prima di chiudere la carriera nel Monopoli e Vittoria Locorotondo.

“A Pescara ho vissuto un’altra bella esperienza e nonostante ci fosse una grave situazione societaria che vide la società arrivare al fallimento, in campo davamo l’anima. Con noi, iniziava ad affacciarsi in Prima Squadra, un grandissimo Marco Verrati che aveva soli sedici anni e già faceva intravedere le grandissime qualità. Ho giocato anche a Gallipoli, Pisa ed altre piazze, sono stato bene dovunque. A Monopoli, avevo già chiuso la carriera ed intrapreso alcuni progetti da imprenditore, ma andai per fare un favore al mio amico presidente e giocai in Eccellenza. Poi ho militato anche nelle fila del Vittoria Locorotondo, prima di iniziare la carriera da preparatore dei portieri nel Monopoli”

Sei stato a Monopoli per cinque anni da preparatore, chi vedi favorito tra Bari e Monopoli nella corsa ai playoff?

“A Monopoli sono stato responsabile di tutto il settore giovanile e c’era e c’è un’organizzazione capillare. Il mio cuore è diviso a metà per forza di cose. A Monopoli c’è un grandissimo tecnico, quale Beppe Scienza, un motivatore, un gladiatore, la sua carica la trasmette ai giocatori ed in trasferta hanno fatto razzia, mentre in casa si è perso un po’ di terreno e la possibilità di agganciare il Bari di recente. Anche se alla fine è ancora tutto possibile. Quanto al Bari, l’ho detto prima sono tifoso ed auguro che possa tornare nei migliori palcoscenici, dietro c’è una società solida, due portieri ottimi ed un tecnico Vivarini, imbattuto da 25 giornate, che ha creato coesione. Se la squadra si ‘mentalizzerà’ per i playoff, hanno un passo in più anche rispetto ad altre squadre forti e ben organizzate degli altri due gironi”.

Sul tuo Fasano, raccontaci.

“Siamo partiti molto presto perché abbiamo partecipato alla Coppa Italia Tim di A, Siamo stati nelle primissime posizioni di classifica, abbiamo battuto il Bitonto, il Foggia. Siamo finalisti di Coppa Italia di D, avendo battuto in semifinale il Tolentino, mentre la finalista ancora non la conosciamo perché non si è disputata. Dobbiamo continuare così e rialzarci da un periodo negativo. Sono molto grato al presidente Franco D’Amico, e fiero di lavorare per il Città di Fasano, una squadra, anzi la più giovane del torneo allenata da un tecnico, quale Laterza che è un grande pilota per questo team e sicuramente arriverà in alto. Speriamo di riprendere il campionato e di poter dire la nostra. Sui miei portieri, Mattia Notaristefano il secondo ed il primo è Davide Sumo, non aveva mai avuto un tecnico dei portieri è un classe 2001, eppure sta facendo benissimo ed ha grande personalità e coraggio”.

Marco Iusco
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Re: 25/03/20 - Giovanni Indiveri: “’Jimmy’ Alberto Fontana un idolo, contento di averci giocato”

Messaggioda guerrierobiancorosso » 25/03/2020, 17:22

Indiveri ha fatto bene fuori da Bari,ha avuto grandi portieri davanti.
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